Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • firemI casi più clamorosi sono quelli delle fabbriche che smantellano le attrezzature e trasferiscono tutto all’estero, in una notte, lasciando a casa i dipendenti.

    Dopo lo shock iniziale i lavoratori si organizzano per resistere, iniziano i presidi davanti ai cancelli degli stabilimenti, le proteste, si aprono i tavoli di trattativa e alla fine arrivano gli ammortizzatori sociali, qualche aiuto dalle amministrazioni locali, e insomma si recupera in parte la situazione.

    Però si tratta di vedere cosa produrre, a quel punto, visto il costo elevato della manodopera italiana rispetto a quella di altri Paesi, anche europei.

    Casi clamorosi come questi non sono ancora tanto frequenti, diciamo che si contano alcune centinaia di persone coinvolte, mentre i dati sul numero di imprese fallite descrivono un tessuto economico frammentato dove chiudono 44 aziende al giorno.

    D’altra parte, per tenere in piedi una produzione ci vogliono gli investimenti, e in questo senso arriva qualche segnale solo da parte delle imprese che esportano, almeno per il momento. Le piccole imprese, quelle con meno di venti addetti, dipendono in larga parte dalle vendite, e il mercato nazionale langue. Se non si rilancia l’economia non riparte l’occupazione. Anche le forniture non pagate accrescono l’incertezza per il futuro dell’impresa, senza soldi non si può più programmare nulla.

    A proposito, a che punto sono i pagamenti che le imprese aspettano dallo Stato? I debiti saranno saldati entro la fine dell’anno – almeno la prima tranche, circa un terzo. Restano in ballo alcune decine di miliardi di euro, e non si sa quando si sbloccheranno. Intanto lo Stato, che da una parte dovrebbe restituire i debiti, dall’altra chiede l’Iva e prevede di trattenerla dai pagamenti alle imprese. E poi ci sono i costi dell’energia, la rete internet lenta, i trasporti cari e inefficienti, e l’Imu sui capannoni.

    Ma questa ripresa, quando arriverà? Sembra che i redditi siano un po’ in aumento, ma non c’è ancora fiducia. Indovinate perché…

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