Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • uffici comunaliUna cinquantina sono già in bancarotta, quasi sessanta sono in fase di pre-dissesto, e se ne contano centinaia in condizioni critiche. Tra i casi più gravi ci sono ben dieci comuni che superano i cinquantamila abitanti. E tagliano sulla manutenzione delle strade, su scuole e asili, sui servizi sociali per aiutare i disabili e i loro familiari. Nell’elenco ci sono Napoli, Palermo, Reggio Calabria, insomma i comuni in crisi di fondi si trovano in maggioranza al Sud, e per il resto sono distribuiti soprattutto  tra Lazio e Lombardia.

    Un comune in stato di dissesto, pieno di debiti e vuoto di entrate, deve comunque fare fronte ai servizi essenziali considerati spese obbligatorie, il personale, l’energia elettrica, la polizia locale. Le altre uscite non sono considerate obbligatorie. Così finisce che vengono trascurate le strade, non si ripianano le buche, non si completano i lavori nei cantieri avviati…

    L’impoverimento degli enti locali è stato graduale, a poco a poco i trasferimenti dallo Stato alle amministrazioni di città e paesi si sono assottigliati e la condizione delle finanze locali è stata aggravata dagli obblighi del patto di stabilità, che prevede un blocco di fondi  – anche eventualmente disponibili – a fronte di un precedente indebitamento. Molti comuni potrebbero mettere a reddito dei siti o creare delle reti con altri enti, unire le forze per raccogliere entrate. Ma la prima cosa che fanno le amministrazioni locali è aumentare le tasse per fare cassa. Contemporaneamente riducono i servizi ai cittadini.

    L’ultimo allarme l’hanno lanciato due o tre giorni fa, i comuni italiani. Se lo Stato non ripiana i 2,4 miliardi corrispondenti al mancato introito che deriva dalla cancellazione della prima rata Imu non sapranno come pagare gli stipendi. Il Governo assicura l’emanazione dei decreti attuativi di questo provvedimento entro la fine della settimana. E noi siamo qui, osservatori e vittime della situazione….

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