Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • coda-centro-impiegoCrescono gli indici dell’occupazione? Sembra tutto tristemente fermo a prima dell’estate. Sono tre milioni i disoccupati italiani, e per creare nuovi posti di lavoro il Governo progetta un taglio del cuneo fiscale, diciamo che si tratta di sgravi pari a cinque miliardi di euro, e si conta di ricavarne 30mila occupati in più in due anni. Insomma una minima parte di quello che ci vorrebbe per sbloccare la situazione.

    Ma, si sa, i soldi sono pochi, e l’abitudine a ricorrere a provvedimenti d’emergenza è radicata, e fa da specchio a una storica mancanza di politiche organiche in tema di lavoro. Lo conferma il confronto tra la spesa statale italiana e quella degli altri Paesi europei nel 2012. La Francia ha speso 5,5 miliardi e la Germania 7 miliardi di euro, mentre noi siamo fermi a 550 milioni nei servizi destinati al mondo del lavoro.

    Infatti non riusciamo a fronteggiare la spesa per gli ammortizzatori sociali, né a gestire adeguatamente l’accompagnamento e la riqualificazione dei lavoratori espulsi dal processo produttivo. Anche se il posto fisso garantisce ancora l’80% del totale degli occupati, esiste un 20% di precari, ovvero di quasi-fantasmi. A ogni scadenza di contratto perdono i diritti, l’accesso al credito, la formazione, mentre le graduatorie e i concorsi possono arrivare a mettere in discussione l’esperienza e l’anzianità accumulate. Con la fine del contratto si entra in una condizione di sospensione, in assenza quasi totale di servizi di sostegno al reddito e alla formazione.

    Funzionano i centri per l’impiego? No, se non c’è lavoro, ma se magari si mettono in rete, pubblico e privato, allora aumentano le occasioni di impiego e la collaborazione cresce, anche con le aziende. Si tratta di esempi isolati, per il momento.

    L’Italia investe poco nei servizi per il lavoro perché  ragiona sempre sull’emergenza. Non si creano stabilmente percorsi alternativi. Vedremo come andrà a finire l’ennesimo piano straordinario promosso dal Governo, con il contributo di finanziamenti europei. Le misure sul lavoro approvate a giugno non sono ancora tutte operative, ci vorrà del tempo. Nell’attesa hanno smesso di cercare un’occupazione molti giovani, scoraggiati dalle prospettive offerte dal nostro mercato del lavoro.

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