Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • giornate di orientamento al lavoroChi è laureato trova lavoro più degli altri? Sì, i dati statistici lo confermano. Quale lavoro?

    Molti riescono ad ottenere contratti per impieghi a bassa qualificazione. Un ingegnere, un laureato in giurisprudenza oppure in economia, possono accettare di fare i commessi, o di lavorare nelle catene di fast food, o nei servizi di assistenza domiciliare. D’altra parte non ci sono molte alternative, se non andare all’estero, dove i contratti sono anche meglio remunerati. E si sa che stare lontani dal lavoro, da qualunque tipo di lavoro, riduce le probabilità di futuri impieghi migliori.

    Gli incentivi per le assunzioni, i fondi europei assegnati alle regioni per formare e avviare al lavoro i giovani disoccupati si perdono nei soliti meccanismi italiani, in un mix di interessi della politica locale e incapacità tecniche di gestione dei finanziamenti.

    Chi fa le spese di tutto questo? I ragazzi, certamente. Ma soprattutto il sistema economico italiano, il Paese, che dall’inizio della crisi viaggia in direzione opposta rispetto agli altri partner europei. Invece di investire in istruzione e ricerca, veri motori di uno sviluppo che possa creare occupazione stabile, l’Italia ha lasciato crescere un terziario fatto di lavori nel turismo, nel commercio, nei servizi domestici e di assistenza domiciliare. Perdere occupati nei settori più competitivi vuol dire svuotare il Paese di capitale umano, l’unica vera materia prima che abbiamo, la risorsa di qualità: le persone.

    I ragazzi italiani hanno potenzialità, interessi e voglia di mettersi in gioco, ma ricevono pochi sostegni. Oggi non si aspettano cambiamenti dall’alto, cercano di mettersi in gioco con le proprie capacità. E se vincono i bandi internazionali molto spesso portano i progetti nelle università europee, lontano dai meccanismi baronali di appartenenza che soffocano la ricerca e la competitività, e condannano l’Italia a un futuro mediocre.

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