Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • mare d'invernoLa domanda è: si possono vendere i beni comuni per fare cassa?

    Si discute di vendita delle spiagge, o meglio delle concessioni demaniali ai privati, quelle relative alle parti edificate degli stabilimenti balneari, per ricavarne un po’ di risorse, da destinare ad esempio alla riduzione del cuneo fiscale, cioè di tasse e gravami che pesano sul costo del lavoro e frenano le possibili assunzioni.

    Il punto è che una normativa europea, recepita dal nostro ordinamento, avvia anche in materia di concessioni demaniali le liberalizzazioni, e introduce un meccanismo di gare di appalto, aste con una validità di quattro anni. I gestori degli stabilimenti, che si sono passati la titolarità della concessione di padre in figlio, e hanno costruito investendo in strutture di accoglienza dei bagnanti, ristoranti e bar, servizi e cabine, temono di perdere tutto a vantaggio di qualche multinazionale straniera, e quindi sono favorevoli all’acquisto di porzioni di litorale.

    Le attuali concessioni vengono pagate dai gestori qualche migliaio di euro e rendono ufficialmente due miliardi l’anno, ma fino al 2011 era difficile tracciare i reali guadagni, perché non esisteva obbligo di rilasciare ricevuta per l’affitto di lettini e ombrelloni…

    Il discorso però tocca anche la questione del nostro paesaggio, o di quel che ne resta, l’accessibilità delle zone di spiaggia libera, e la creazione di strutture “leggere”, rimuovibili, sugli arenili in concessione. Perché il cemento, lo impariamo anche dalle alluvioni di questi giorni, blocca il drenaggio naturale delle acque, e oltre a trasformare il panorama, può aggravare lo stato già precario della nostra penisola… come sempre, la politica dovrebbe guardare in modo organico all’intero settore e salvaguardare l’interesse generale dei cittadini.

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