Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • lavaggio delle maniSi entra in ospedale per curarsi, e c’è il rischio di contrarre infezioni. Certo i batteri ce li portiamo appresso, sono dentro di noi, ma quando siamo sani neppure ce ne accorgiamo…

    Poi succede che dobbiamo operarci, o rimaniamo qualche giorno ricoverati ed entriamo in contatto con germi sempre più resistenti agli antibiotici, visto che nel nostro Paese se ne fa un uso più largo rispetto alla media europea. Questa è la nuova frontiera nella lotta alle infezioni ospedaliere, e si può fare efficacemente solo isolando i pazienti appena contraggono l’infezione, evitando che vengano in contatto con gli altri. 

    Sei persone su cento ricoverate in Italia contraggono infezione, i casi più frequenti sono quelli da catetere, e da ferite operatorie, poi ci sono quelle che colpiscono le vie respiratorie, e anche qui la ventilazione di un paziente diventa un veicolo di ingresso di germi, e ci sono le infezioni sistemiche, come le setticemie.

    Si può ridurre la percentuale a un 30% con una maggiore igiene nei reparti, e soprattutto da parte del personale ospedaliero. E si arriva alla questione cruciale del lavaggio delle mani: nella graduatoria europea noi siamo tra i minori consumatori di saponi e disinfettanti specifici per l’igiene in ospedale, e sono i medici a lavarsi le mani più raramente rispetto agli infermieri.

    E poi c’è l’ingresso del mondo esterno nelle stanze dell’ospedale, a cominciare dai parenti delle persone ammalate. Se abbiamo il raffreddore, meglio stare a casa…

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