Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • banca eticaEsiste un modo di accumulare denaro che sia produttivo di vantaggi per le persone? La finanza etica ci prova, e riesce a dare credito alle cooperative che lavorano nei settori no-profit, le imprese che impiegano persone socialmente emarginate o disabili, le aiutano a rendersi economicamente indipendenti.

    Certo, si tratta solo di una parte del tessuto economico del nostro Paese, ma è una parte che cresce, ultimamente assume sempre maggiore rilevanza. In dieci anni queste imprese hanno creato nuovi posti di lavoro, e intorno a loro si è consolidata anche la fiducia delle persone.

    Ora, le buone intenzioni vanno bene, ma non bastano da sole. Come fa la Banca etica a sapere che una startup, che sia onlus o cooperativa sociale, abbia anche una solidità di progetto oltre a tanti sogni e buona volontà? Di fronte alla richiesta di un prestito da parte di un’impresa, ogni banca fa un’indagine, e anche Banca etica apre un’istruttoria per verificare la validità economica dei progetti e il rispetto di ambiente, territorio, diritti umani. E poi mette tutto in rete. In modo che i correntisti, che hanno investito i loro risparmi, sappiano quali scelte ha compiuto l’istituto di credito, in altre parole dove sono finiti i loro soldi.

    Ora, dal momento che la banca etica per statuto non investe in prodotti finanziari che possano dare vita a speculazioni, ma solo in cose concrete, misurabili in termini di economia reale, si scopre che mediamente questo tipo di finanza è alla lunga più solido, meno esposto ai rischi rispetto a quella tradizionale. Le percentuali di prestito non restituito sono più basse, perché il rapporto con le cooperative finanziate dalla banca etica è più stretto, più trasparente e concreto.

    L’economia del bene comune si fonda sulla fiducia. Le persone portano i loro risparmi. E gli interessi? Sono quelli di tutti.

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