Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • fiat chryslerjpgNon è stata una sorpresa. La fusione tra Fiat e Chrysler è stata salutata con soddisfazione da agenzie di rating internazionali. Il gruppo automobilistico cambierà nome, sarà basato negli Stati Uniti, poi arriverà la quotazione in borsa a Wall Street, il nuovo piano industriale. Si tratta di passaggi soltanto simbolici? E l’Italia? Quali prospettive possiamo immaginare per i dipendenti degli stabilimenti Fiat, da Mirafiori a Melfi – alcune decine di migliaia di persone, in parte in cassintegrazione – cosa ne sarà di loro? Conserveranno il loro lavoro?

    Sul futuro pende l’incognita del mercato dell’auto, che fatica a ripartire, specialmente in Europa. Gli investimenti che hanno portato all’unione Fiat-Chrysler potrebbero avere un ritorno, in termini di vendite sul mercato americano, e consentire agli stabilimenti italiani di avviare la produzione di nuovi modelli. In ogni caso i cambiamenti toccheranno la vita di persone che già oggi soffrono le conseguenze della crisi e delle scelte economiche del gruppo industriale.

    Del resto, a sentire l’amministratore delegato Sergio Marchionne, la fortuna dell’operazione Fiat-Chrysler è legata alla possibilità di trattare direttamente con il Governo americano, lasciando fuori i creditori. Questo ci può insegnare qualcosa? Qual è il prezzo del salvataggio degli stabilimenti italiani, o meglio: un intervento del Governo italiano può essere determinante, e quanto può costare?

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