Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • piatto da chefLa domanda è: dove andremo a finire, di questo passo? Se guardiamo ai cambiamenti nelle nostre abitudini culinarie, l’impressione è che la cucina italiana abbia fatto il giro completo, da quando si mangiavano piatti poveri perché poveri lo si era davvero, alle scelte magre e semplici di questi tempi un po’ dettate dalla nuova ristrettezza economica, e quindi dalla crisi, ma molto anche dalla paura di mangiare cibi carichi di conservanti, additivi, pesticidi, e non solo.

    Oggi sappiamo tutto dei grassi “buoni” e di quelli “cattivi”, delle vitaminine, degli omega 3…insomma i piatti si sono “purificati”. Si cucina di meno, e si preferisce spesso il crudo al cotto, pensate quanto siamo andati lontano rispetto ai nostri nonni!

    E’ un fatto che negli anni del boom economico avevamo tutti un atteggiamento più spensierato nei confronti del cibo, e quindi meno consapevole. Erano gli anni dei primi cibi pronti che liberavano le casalinghe dall’obbligo di cucinare e fare la spesa tutti i giorni.

    Arricchire i piatti di condimenti e guarnizioni è  stata la caratteristica dei decenni successivi, con la diffusione dei fast food, dei panini, che diventavano nuove abitudini sociali, con i pub importati dal mondo anglosassone che erano i luoghi di incontro per i ragazzi degli anni 80. Oggi che quegli stessi ragazzi sono diventati adulti, capifamiglia che fanno le scelte di acquisto, si scoprono interessati ad aspetti dei cibi che non avevano mai considerato: il chilometro zero, il biologico, la freschezza e la sicurezza degli alimenti, e insieme la preparazione semplice, i condimenti a crudo, l’olio d’oliva.

    Comunque sia, il cibo resta al centro dei nostri pensieri: basta accendere la tv, o entrare in libreria, anche in edicola e notare quanti libri di ricette escono ogni settimana. Certo, una cosa è guardare o leggere, un’altra è scegliere gli ingredienti, con cura, e prepararli con attenzione.

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