Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • avastin e lucentisQualcosa è avvenuto, dopo la multa di 180 milioni di euro inflitta dall’Antitrust alle case farmaceutiche Novartis e Roche, accusate di aver costituito un cartello per favorire la vendita di un farmaco particolarmente costoso, in luogo di un altro equivalente. Ora il Governo ha varato un decreto che introduce norme per agevolare l’uso di farmaci efficaci nella cura di una malattia diversa da quella per la quale sono stati prodotti, farmaci che risultino equivalenti come terapia ma meno onerosi per il servizio sanitario nazionale.

    La storia, probabilmente, la conoscete già. C’era una volta un antitumorale, l’Avastin, che in Italia, ma anche in altri Paesi, veniva adoperato per isolare le cellule tumorali impedendo che si creasse una rete di vasi sanguigni. Le stesse caratteristiche dell’Avastin funzionavano anche nella cura della maculopatia, un morbo oculare che può portare alla cecità, e per questo veniva impiegato.

    Fino a quando non è entrato in commercio il Lucentis, un farmaco che era stato inserito in prontuario come specifico per la cura della macula, ma era molto più costoso. Piano piano, si sono diffuse voci su presunti effetti collaterali dell’Avastin, e tanti pazienti, già a uno stadio avanzato della malattia, si sono visti negare dal Servizio Sanitario Nazionale la cura con Avastin, mentre non potevano permettersi l’altro farmaco, il Lucentis.

    Ora, ci sono in corso due inchieste, dopo la multa dell’Antitrust, e dal canto loro Novartis e Roche hanno detto di non aver ricevuto alcuna comunicazione di indagine, e comunque hanno negato ogni ipotesi di cartello. Vedremo. Il problema però, nonostante il decreto del Governo, rimane. Ed è quello dei pazienti, che al momento continuano a non poter ricevere facilmente le cure per la maculopatia, e dei medici, che devono vedersela con una serie di norme che ancora sussistono e rallentano, in qualche caso rendono impossibile la somministrazione di Avastin. C’è un problema di confezioni, di dosaggio, di divieti…

    Insomma: chi decide, in Italia, se una medicina fa bene oppure no? E chi influisce sulle decisioni?

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