Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • aquila 5 anni dopoSono passati cinque anni, ce ne vorranno altri cinque per ricostruire. Così dicono, ma sarà vero? All’Aquila non ci credono più, le persone che prima speravano oggi sono depresse, i cittadini che si sono abituati a vedere le transenne nella zona rossa, oggi trascorrono parte della vita altrove, da ex, vanno a far la spesa nei loro ex negozi, lavorano in ex uffici, magari nel tempo libero si ritrovano nei centri commerciali. Chi abitava in periferia ha visto qualcosa, i primi cantieri sono partiti, alcune case sono pronte.

    Poi però ci sono i vecchi e i bambini delle famiglie trasferite nelle new town, quelle del progetto case, che certo ha tolto dalle tende tante persone, mentre però tutta la ricostruzione era ferma.

    Oggi, cinque anni dopo, queste persone vivono smarrite nella lontananza dalle città, a ridosso di paesini e frazioni completamente crollati, non hanno mezzi di trasporto per raggiungere un capoluogo che comunque si trova a un’ora di distanza dai palazzetti dormitorio, senza spazi comuni di aggregazione, di incontro, con scarsa illuminazione…

    Alcuni luoghi non saranno mai ricostruiti, sono già stati sostituiti. Altri invece torneranno nuovi, così si dice. Ma con quali soldi? Quelli dello Stato italiano, insieme a quelli dei contribuenti dell’Unione Europea. Ci sono già inchieste, rapporti che parlano di costi sproporzionati, forse gonfiati… insomma L’Aquila, con il centro storico visitato al G8 dai capi di Stato e di Governo dei Paesi più potenti del mondo, la città che ha avuto il riconoscimento dell’Unesco, rischia di finire nel solito cliché di un Paese dove tutto si infanga nella corruzione, negli sprechi, e nelle sabbie mobili della burocrazia. Questo non è giusto per gli abruzzesi onesti, che hanno già perso tanto a causa del terremoto.

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