Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • amianto-morteCome si fa a dire che l’inquinamento dei siti non c’entra? La lista dei morti di tumore in alcune aree del Paese si aggiorna regolarmente. Ad Augusta, in Sicilia, si contano le vittime ogni 28 del mese, i nomi li legge un prete dal pulpito, don Palmiro. Ci sono i fattori inquinanti combinati del petrolchimico, delle discariche di rifiuti tossici, dei veleni nascosti dalla mafia che ci ha guadagnato miliardi, dell’uranio impoverito di quell’aereo militare precipitato nel 1984, dopo il decollo dalla base di Sigonella. Ci sono i morti, e i bambini che non riescono a nascere, quelli che nascono con malformazioni.. ma nulla avviene. Non si prendono provvedimenti per arginare la perdita di vite umane, partono le indagini, ma intanto non si mette in sicurezza il territorio, non si bonifica.

    Ci sono nuovi dati, c’è un nuovo rapporto Sentieri dell’Istituto Superiore di Sanità. Dei 44 siti analizzati storicamente, ora le ultimi analisi ne evidenziano 18 dove le condizioni ambientali sono considerate ad alto rischio. Se date uno sguardo alla cartina, vi accorgerete della distribuzione di queste aree lungo la penisola. Sono concentrate nelle zone industriali del Nord-Est, e poi si arriva al Sud, tra Campania, Puglia e Sicilia. Ma c’è anche Porto Torres in Sardegna, e c’è Terni, nel cuore dell’Umbria.

    La domanda è sempre la stessa: le bonifiche, a che punto sono? Il piano nazionale varato alla fine degli anni 90 non ha prodotto un recupero delle zone contaminate. Di mezzo ci sono state commissioni di inchiesta parlamentari, e mancate realizzazioni delle anagrafi regionali dei siti che ricadono nei territori comunali. Quindi i luoghi escono dalla lista nazionale non a causa della bonifica, ma solo perché devono rientrare in un’altra lista, quella regionale. Insomma, l’ennesima cronaca italiana dell’eterna burocrazia. Solo che stavolta si muore.

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