Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Solvadi_Pills_WideCi sono alcuni farmaci, di efficacia già accertata contro malattie serie come l’epatite C, ma molto costosi, che non si trovano nel nostro Paese. Insomma i pazienti italiani che riescono a trovare i soldi per pagarle vanno a caccia di medicine a San Marino, in Francia, oppure alla farmacia del Vaticano. Il caso clamoroso degli ultimi mesi è quello del Sovaldi, ovvero Sofosvubir, considerato salvavita per i pazienti che hanno contratto il virus HCV.  Dopo mesi di attesa pochi giorni fa l’Agenzia del Farmaco ha deliberato la somministrazione gratuita di questo medicinale agli ammalati gravi.

     Il Sofosbuvir è in grado di bloccare il virus dell’epatite C diventa un farmaco salvavita per i pazienti che rischiano  cirrosi, tumore del fegato, per quelli che sono in lista per un trapianto. Una scoperta scientifica determinante per il futuro della medicina, che però ha un lato negativo. E’ il costo, molto alto, in base al prezzo fissato dalla casa farmaceutica che produce questa molecola, la californiana GIlead sciences. L’Italia contratta un’offerta al ribasso, ma, a giudicare da quello che hanno ottenuto altri Paesi europei, si parla di 50-60mila euro per tutta la durata del trattamento, un ciclo completo di Sofosvubir di dodici settimane. Ci sono molti ammalati di HCV in Italia,circa 500mila persone, molti addirittura non sanno di avere contratto il virus, ora che le nuove cure si annunciano così risolutive in tanti potrebbero fare un test per verificare la positività al virus, ma non tutti potrebbero accedere gratuitamente al Sofosvubir, riservato ai casi più gravi.

    Il fatto è che la sanità italiana non può permettersi di pagare per tutti, e quindi al momento ci sono ammalati in viaggio per l’estero, o al più per San Marino, persone che si giocano tutto per cercare di fermare la malattia. Perché i tempi delle scelte sono così lunghi? Per tanti motivi.

    L’agenzia europea del farmaco decide, ammette una terapia una volta verificati i suoi effetti, poi la scelta è dei singoli Paesi. E l’Italia non eccelle per rapidità di decisioni. Ci sono i passaggi tra Stato e regioni, che pure hanno le loro competenze, ci sono le trattative sui prezzi, c’è la burocrazia. Le nuove scoperte scientifiche sono un guadagno per le case farmaceutiche, che non sono certo enti di beneficenza. E ad ogni progresso gli ammalati si aprono a nuove speranze, che rischiano però di rimanere deluse dalle logiche di mercato, non sempre mediate dall’intervento politico degli Stati, a difesa della salute pubblica.

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