Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • IMG_5118Ne parliamo ogni anno, a ogni nuovo scroscio d’acqua più violento di quello precedente, perché ormai è chiaro che il territorio non drena più le acque, e le piene naturali dei fiumi, quelle che un tempo lo facevano uscire dagli argini, e inondavano le campagne intorno, oggi trovano il cemento, le abitazioni, in qualche caso – come a Genova col torrente Bisagno – trovano le ferrovie.

    E dunque parliamo del dissesto idrogeologico, che è diventato negli anni una delle caratteristiche del nostro Paese. Questo avrebbe potuto generare una cultura nuova, un’attenzione speciale nei confronti del territorio, invece il problema – come molti altri problemi italiani – si è aggravato, nella solita tragicommedia italiana dei ricorsi e della burocrazia. Ci sono di mezzo i Tribunali amministrativi regionali, il Consiglio di Stato, la Corte dei Conti, i Comuni, insomma chi più ne ha…

    Il risultato è che, una volta stanziati i fondi e assegnati gli appalti, qualcuno fa ricorso e i lavori di messa in sicurezza non partono, oppure si bloccano a metà. Ecco perché nei punti più fragili del nostro territorio piove sul bagnato a ogni nuova alluvione. Si accumulano i soldi non spesi, restano fermi nelle casse delle Regioni. Ora il Governo promette di sbloccarli. Bisognerà vedere se, una volta aperti i cantieri, qualcuno si farà venire in mente un qualsivoglia ricorso. Ad oggi, il rimpallo di responsabilità continua senza sosta, tra tribunali, enti locali che pubblicano i bandi, e privati cittadini interessati dagli espropri. Come finirà? Il rischio è che finisca sott’acqua.

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