Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • thyssen2Abbiamo perso il treno della globalizzazione? L’Unione Europea calcola un calo della produzione industriale italiana pari al 25% dal 2007 al 2014. Di sicuro paghiamo la rigidità di un mondo industriale che non si è modernizzato, nella ristrutturazione siamo stati superati da altri Paesi europei – le solite Francia e Germania – e soprattutto la nostra produzione non ha selezionato uno spazio di valore, da conquistare e difendere, magari anche con l’ingresso di capitali stranieri, ma a guida italiana. Ecco cosa succede nel frattempo.

    Fiat è diventata FCA Fiat Chrysler Automobiles, ristruttura, e avvia progetti di nuove produzioni in alcuni degli stabilimenti italiani, in altri si lavora a singhiozzo, in altri ancora non si lavora affatto. Il salario verrà agganciato alla produttività, almeno questo è il progetto.

    L’acciaio sopravvive a Taranto grazie a un prestito ponte di 250 milioni – ne sono arrivati finora solo 125 – che però consentirà di coprire fino a fine anno, e poi? Potrebbero arrivare gli indiani, chissà… a Terni ci sono i lavoratori della Thyssen finiti al centro di una trattativa che deve portare per l’azienda a una riduzione di costi dell’impianto. Cosa rimarrà agli italiani? I proprietari, tedeschi, non hanno interesse a mantenere lo stabilimento, hanno già ridotto la loro quota di produzione nel settore alluminio…

    La capacità di produrre manifattura di qualità è stata per anni la caratteristica dell’Italia, ma non è una cosa in sé gratuita. Richiede investimenti, credito, migliore preparazione degli imprenditori, formazione, salari adeguati e tasse ridotte. Un’alleanza tra impresa e lavoro sarebbe la risposta alla forza d’urto in arrivo da Cina e India, Paesi in crescita forte, ma in cerca di impianti ad alta tecnologia, che noi ancora abbiamo. E’ una sfida, e richiede la protezione di politiche industriali che escano dall’emergenza dei provvedimenti tampone. Ce la faremo? E soprattutto, chi darà la direzione a questo cammino, visto che non esiste un’agenzia nazionale per la programmazione industriale?

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