Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • intolle-298x298Se avete la pancia un po’ gonfia, se sentite un lieve bruciore di stomaco, o provate qualche difficoltà a digerire – cosa pensate, di fronte a sintomi di questo tipo? Molti pensano di essere intolleranti a qualcosa. E perché?

    Per sentito dire, per aver scambiato due chiacchiere con amici e conoscenti, che magari a loro volta si sono trovati a pensare di essere intolleranti a un alimento.

    E poi, quando lo hanno eliminato, si sono sentiti meglio, anzi sono dimagriti – se avevano addosso qualche chilo in più.

    Migliaia di persone ogni anno si sottopongono a test non validati scientificamente e quindi inutili per scoprire un’eventuale intolleranza alimentare. Questo avviene perché, mentre le allergie si marcano in base alla presenza di specifici anticorpi, le intolleranze sono più difficili da documentare. Alcune sono stagionali, durano per un periodo della vita, e poi dipendono anche dalla quantità di alimento ingerito. Il problema è l’assenza di test con validazione scientifica. C’è la prova del respiro, per valutare la più frequente intolleranza, quella al lattosio, è il breath test, considerato attendibile dagli allergologi, senza dimenticare però che spesso chi manifesta sintomi di intolleranza al latte è in realtà affetto da sindrome del colon irritabile.

    Poi c’ una serie di altri test non validati in allergologia. Ve li elenco, così, se vi venisse in mente di sottoporvi…

    – diagnosi allergie alimentari IgG-mediate

    – test citotossico (o test di Bryan)

    -test di provocazione neutralizzazione (intradermico)

    -test di provocazione neutralizzazione (sublinguale)

    -kinesiologia applicata e test elettrodermico

    -test del riflesso cardiaco-auricolare

    -pulse test

    -analisi del capello (hair analysis)

    I più sensibili tra gli italiani che si sottopongono ai test sulle intolleranze sono quelli che non riescono a dimagrire. C’è la convinzione diffusa che escludere dalla propria dieta una serie di alimenti – con la giustificazione che “ci fanno male” o che “ne siamo intossicati”, insomma con la teoria dell’accumulo di certe sostanze nel nostro organismo – aiuti a perdere peso. Poi c’è chi pensa che non dimagrisce perché mangia un tipo di cibo che il corpo in qualche modo rifiuta.

    E’ senz’altro vero che ci si sente meglio se si osserva una alimentazione variata, e il nostro metabolismo risponde più rapidamente, bruciamo meglio le calorie, le impieghiamo meglio per vivere. Ma questo non c’entra niente con le intolleranze. Se si toglie di mezzo un po’ di cibo – specie pane, pasta, latticini – si dimagrisce per la restrizione calorica, ma per ottenere questo risultato non serve spendere soldi per un test.

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