Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • 32639Dalla mia finestra si vede un prato. Fino a qualche tempo fa, diciamo un anno, c’erano colombi sui davanzali delle finestre. Adesso sono tutti spariti. E il prato si è riempito di gabbiani. Come è successo?

    La legge di natura prevede che il più forte mangi il più debole, e che il più forte resista. I piccioni non potevano reggere il confronto coi gabbiani, arrivati in città dalle discariche – quelle “ufficiali” e le altre, abusive, che fioriscono ai bordi delle strade.

    Mangiando mangiando, un giorno i gabbiani hanno trovato in terra qualche avanzo di cibo, poi i sacchi della spazzatura abbandonati davanti ai ristoranti, finchè non hanno trovato anche un piccione morto, schiacciato da un’auto – come accade ogni tanto, quando i piccioni non si alzano in tempo da terra, intenti anche loro a mangiare…ecco, è andata così che i gabbiani hanno imparato che i piccioni sono commestibili, e – ad esempio – nella laguna di Venezia arrivano ad affogarli per ucciderli e poterli mangiare.

    Insomma, la catena alimentare si evolve nel tempo, le specie animali sono opportuniste e fortemente competitive, e si adattano ai cambiamenti climatici causati dall’intervento umano. Così le luci colorate delle città, accese giorno e notte, attirano gli storni, che, una volta occupati i nostri viali alberati, ci coprono le auto col loro guano. Sono specie in cerca di calore per riprodursi, l’inquinamento non le danneggia, anzi aiuta la sopravvivenza perché alza la temperatura media. Ci possiamo difendere dall’invasione delle nuove specie “cittadine”?

    No, non è possibile, a parte un po’ di attenzione alla pulizia, evitando di dar da mangiare agli uccelli nelle piazze dei nostri centri storici, non c’è altro che possiamo fare. La vita in città è cambiata, la presenza di specie anche “infestanti” è uno dei segni della trasformazione del nostro ambiente. C’è da mangiare in abbondanza e si fa poca fatica a procurarsi cibo. Gli animali lo sanno molto meglio di noi, che continuiamo a produrre quantità industriali di scarti alimentari.

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