Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • Foto-1-pag-71Che ci fanno tutti questi part-time in Italia? Sono figli, anche loro, della crisi. Fanno parte di un quadro complessivo che possiamo definire come la riduzione del totale delle ore lavorate. Insieme alla cassa integrazione, alla diminuzione degli straordinari, anche i part-time sono diventati un’alternativa alla disoccupazione.

    Come già avveniva in precedenza, le donne più degli uomini sono impiegate part time, si ritrovano ancora oggi costrette a una scelta causata dal loro doppio ruolo di lavoratrici con responsabilità domestiche e di cura della famiglia, e dalla carenza di servizi di welfare adeguati. La sorpresa invece è il part time “forzato” per gli uomini, il 40% del totale guadagna il 20% in meno a fronte di una riduzione di orario minima. Insomma sono part time solo in busta paga, ma in effetti sono falsi part time.

    Questo significa che le aziende versano contributi e retribuzioni inferiori al dovuto, ma il lavoratore non può avanzare richieste altrimenti rischia di perdere il posto. Dall’altra parte ci sono anche quote di salario versate in nero, per eludere i pagamenti dovuti a fisco e Inps. In generale i contratti part time sono meno costosi per le aziende, che si possono permettere di tenere a “mezzo servizio” una quota di dipendenti, in mancanza di alternativa.

    E’ un’altra delle declinazioni della recessione, che colpisce chi non ha grandi opportunità di scelta, soprattutto nel settore del commercio. La maggioranza – oltre il 60% – dei lavoratori a tempo parziale, alla domanda “perché fai un lavoro part-time?” rispondono di non avere avuto nessun’altra opportunità di impiego….

     

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