Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • giovani-disoccupatiChe la disoccupazione in Italia è aumentata lo sapevamo già – il dato di novembre è 13,4%, secondo Istat. Nei prossimi mesi a questo quadro si aggiungerà un nuovo elemento, previsto dalla recente riforma del mercato del lavoro, che introduce una serie di novità sugli ammortizzatori sociali. Perché cambiare quello che abbiamo oggi in Italia?

    Possiamo ripensare a quanto è avvenuto nel nostro Paese in questi tempi di crisi, con la spesa per i vari sussidi ai disoccupati che ha raggiunto 24 miliardi di euro in un anno – dati relativi al 2012 . Dentro a questa cifra ci sono le casse integrazioni – ordinarie e straordinarie – le indennità di mobilità e disoccupazione, e i prepensionamenti. Per alcune categorie di lavoratori si sono applicate queste misure come anticamera lunga all’uscita dal rapporto di lavoro in vista della pensione. In alcuni casi le casse non sono state legate a una possibile ripresa dell’attività produttiva, e insomma abbiamo accumulato il record nell’utilizzo degli ammortizzatori sociali… ora si cambia, almeno in parte. Come?

    La cassa integrazione in deroga, quella destinata alle aziende più piccole, o che non possono usufruire della cig, i contratti di solidarietà e la mobilità si riducono, mentre aumenta la nuova Aspi, il sussidio per i dipendenti che perdono il lavoro, che viene affiancata da un’ulteriore l’indennità di disoccupazione per gli iscritti alla gestione separata Inps.

    Sarà un anno di passaggio, il 2015, si andrà verso il nuovo senza ancora aver lasciato alle spalle il vecchio. Il mese di maggio vedrà il debutto della Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, la Naspi, poi, nel giro di un anno saranno azzerate la cassa in deroga e la mobilità… su tutto però pesa l’incertezza, e non si può nemmeno pensare a cosa sarebbe una riforma del lavoro monca, in un momento delicato come questo…poi resta il problema principale: per quanto si possa fare in termini di maggiore equità nel sostegno ai disoccupati, deve ripartire la produzione, le aziende devono vendere i loro prodotti, altrimenti non ci saranno ammortizzatori in grado di spingere verso l’alto chi è scivolato fuori dal mercato del lavoro.

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