Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • c5be35beac87c78b64df64c8da7aea95_420252Per trent’anni, o poco più, abbiamo sentito parlare di quote latte. Le aveva fissate l’Europa per tenere sotto controllo il prezzo del prodotto alla stalla, ed evitare che gli allevatori perdessero guadagni. Alla consegna del latte, gli stabilimenti di trasformazione, se si superava la quota fissata, erano incaricati di trattenere una parte del prezzo, come tassa da pagare per lo “sforamento”.

    L’Italia ha superato più volte le quote latte, fissate sulla base del venduto, e alla fine, sette anni fa, ha rinegoziato un aumento. Nel frattempo abbiamo pagato, con denaro pubblico, oltre quattro miliardi euro per lo sforamento quote. Tra poco più di un mese, il 31 marzo prossimo, questo regime finirà. Tutti saranno liberi di produrre quanto vogliono, a qualsiasi prezzo. Gli stabilimenti degli altri paesi europei, specie quelli dell’Est, hanno cominciato a incrementare la produzione, e i prezzi sono crollati. Gli allevatori italiani non ce la fanno, specie i più piccoli, a resistere a questo tipo di concorrenza.

    L’unica strada possibile, per salvaguardare una parte della produzione, sembra sia il consorzio Dop, a denominazione di origine protetta. Fissa un disciplinare, quindi le regole da rispettare, dal tipo di alimentazione degli animali, alle stalle, al pascolo… tutto questo ha dei costi, quindi il latte prodotto avrà un prezzo ancora più alto. Chi può salvare i prodotti italiani? Soltanto noi consumatori, a questo punto, se si riesce a saldare un’alleanza coi produttori sulla base di principi di onestà e trasparenza. Al momento le etichette non ci aiutano a chiarirci le idee, nel senso che gli obblighi in tema di latte sono pochi, del tutto insufficienti di fronte alla globalizzazione di produzione e distribuzione. Quindi?

    Possiamo augurarci di conoscere direttamente la realtà della produzione di latte, magari privilegiando la qualità. Non è solo questione di sicurezza degli alimenti – perché i controlli si fanno anche sul latte che importiamo – ma di valore nutritivo. Quindi chiediamoci perché consumiamo il latte, quanto nel consumiamo, e quanto siamo disposti a scegliere, e a pagare per la nostra scelta.  

     

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