Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • 1328010481001_4275108623001_vs-55702b67e4b06a8479c5b7c5-767904722001Cosa ne sarà di noi, abitanti di Roma, di noi italiani, ora che il sistema è venuto alla luce? Si ricoprirà tutto con la cancellazione della memoria, tipico atteggiamento nazionale, e dopo qualche tempo ricomincerà come prima?

    Oppure no, arriveremo al semi-commissariamento in vista del Giubileo, con un prefetto che affianchi il sindaco della capitale per vigilare sugli appalti? Siamo lontani dal rinnovamento culturale, ma davvero così tanto lontani da non riuscire neppure con le inchieste i processi le condanne a uscire dal circolo vizioso?

    Uno scioglimento per mafia del consiglio comunale di Roma sarebbe un disastro per l’immagine internazionale del nostro Paese – lo dicono da più parti. Secondo alcuni il sistema corruttivo che è stato portato alla luce dalle indagini degli ultimi due anni non superava il 2% del bilancio comunale, e una volta isolate queste attività e cambiate le regole sugli appalti si può andare avanti…

    Chi a Roma ci vive vede come è diventata la città da duemilioni seicentomila abitanti, la città simbolo della Grande Bellezza. Non è più solo fascinosamente decadente, è proprio sporca, insicura, arretrata. E non sembra che si ponga con forza il problema di migliorare in termini di efficienza dei servizi, sicurezza, trasporti pubblici. A questo annoso ritardo si aggiunge, ingombrante e dannosa per i cittadini, la corruzione eretta a sistema.  Per estirparla servono poteri straordinari, ma secondo le leggi in vigore solo il commissariamento consentirebbe di applicarli. Ci sono nuovi regolamenti per gli appalti, ma basteranno? Serve uno spartiacque, una soluzione di continuità. Da oggi il prefetto di Roma Franco Gabrielli avrà quarantacinque giorni di tempo per decidere se avanzare al ministero dell’Interno la proposta di scioglimento del Campidoglio per infiltrazione mafiosa.

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