Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • cop-paris-perspective-cropped-1024x535La terra ha preso una direzione irreversibile. Impossibile invertire la tendenza, ma si possono almeno limitare i danni del riscaldamento globale. Ci riusciranno entro domani – data indicata per la possibile conclusione dell’accordo sul clima alla conferenza di Parigi, la 21esima organizzata su questo tema dalla Nazioni Unite?

    I leader del mondo hanno  espresso gli impegni dei rispettivi Governi verso il contenimento delle emissioni di Co2 – ed è la prima volta che una conferenza si apre con simili documenti –  poi però i leader sono partiti e hanno lasciato i tecnici a discutere sulla sostanza dell’accordo.

    Innanzitutto, il fatto che sia un patto non vincolante, ma che ciascuno liberamente possa prendere i propri impegni nei confronti dell’opinione pubblica, permette a tutti di rimanere ancora seduti al tavolo delle trattative. In caso contrario, Paesi come gli Stati Uniti sarebbero già andati via. In effetti non sarà legalmente vincolante l’accordo sulla riduzione delle emissioni. Ci sono gli obiettivi, è vero, e però da soli non riescono a mettere insieme numeri sufficienti per contenere il riscaldamento globale. È che manca la volontà di considerare le economie mondiali interconnesse, come sono interconnessi i destini degli abitanti del pianeta.

    Milioni di profughi ambientali e una serie di guerre sono le conseguenze della desertificazione, della mancanza d’acqua, e tutto questo si riversa sul sistema di vita dei paesi più industrializzati. E dalle economie più floride, dove i consumi crescono, la produzione si sposta nelle zone del mondo dove il lavoro costa meno, e dove si impiegano carbone e combustibili fossili per produrre energia. Entro il 2030 più di mille centrali a carbone saranno costruite nel mondo, la maggioranza tra Cina e India. Proprio l’India rivendica la scelta di realizzare sul carbone la crescita della sua economia. E i Paesi in via di sviluppo chiedono un trasferimento di competenze da quelli più avanzati, per poter migliorare le proprie tecnologie di contenimento delle emissioni.

    Quindi, ancora una volta, Parigi si può chiudere con le migliori intenzioni, ma bisognerà vedere cosa succederà domani, quando le delegazioni fisseranno criteri e meccanismi di verifica e di controllo dell’applicazione di queste nuove regole in tema di emissioni, all’interno dei confini di ogni Paese.

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