Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • deserto_AcconaCe ne accorgiamo tutti, specie nell’inverno anomalo che stiamo vivendo. Le temperature crescono e le piogge diminuiscono, quando l’acqua arriva è uno scroscio improvviso e violento. Sterilità, siccità e deserto sono la nostra prospettiva futura. Il 21% della penisola rischia la desertificazione.

    Soprattutto le regioni meridionali sono in condizioni critiche: Sicilia, Puglia, Basilicata e Calabria. Ma gli effetti si vedono anche al Nord. Il Po è più basso di due metri, e molti invasi d’acqua sono quasi vuoti. Mandorli e susini sono già in fiore, anche i peschi sono sbocciati anzitempo. I prati sono pieni di margherite primaverili.

    Solo a gennaio di quest’anno è caduto il 60% di acqua in meno rispetto alla media, e il modo in cui il territorio sta cambiando si può capire dalla diversa distribuzione delle colture.

    Non si può ingannare la terra, quello che prima cresceva al Sud viene piantato al Nord, ecco i pomodori che inondano la pianura padana, insieme al grano, ecco le banane e gli avocado in Sicilia. Il problema degli agricoltori è però l’incostanza climatica, lo sbalzo che può andare da 24° a 8° nel giro di ventiquattrore. Si può invertire la tendenza?

    Servono politiche di protezione del territorio, riqualificazione degli strati di humus che sono i più superficiali e i più ricchi di sostanze organiche, e al tempo stesso i più dilavati dalle piogge torrenziali. Ma soprattutto è fondamentale l’applicazione delle misure decise nelle conferenze internazionali sul clima per contenere l’aumento di temperatura globale entro i due gradi. Ecco, quelle dipendono solo dalla volontà degli Stati.

     

  • Scrivi un commento

    Nota: La moderazion e dei commenti è attiva. Questo potrebbe ritardare la pubblicazione del commento.
  • Twitter

  • RSS

  • YouTube

  • Facebook

  • Podcast

  • Sondaggi

Calendario