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di Maria Rosaria De Medici

  • metroarte napoliLa metropolitana può aiutare una città a diventare migliore?

    Il metrò dell’arte di Napoli con le sue stazioni ricche di installazioni e lavori di grandi artisti contemporanei è un caso di museo obbligatorio, come lo ha definito il suo direttore artistico, Achille Bonito Oliva. Le persone sono obbligate a vedere le opere d’arte che fanno da scenario al viaggio quotidiano di ognuno. Un museo sull’intera area urbana, questo è il messaggio artistico della metropolitana internazionale di Napoli, riconosciuta dalla stampa internazionale come una delle più belle del mondo.

     200 opere di arte contemporanea su venti chilometri di rotaie. Le stazioni sono diventate mete di visita, attrazioni turistiche. E i napoletani? Le persone che si spostano tutti i giorni, magari distratte o impegnate a pensare ai loro problemi, colgono lo sguardo di facce, statue, che le colpiscono. Questo aumenta la consapevolezza estetica? Migliora la vita? Certo, a sentire loro, i viaggiatori, l’esperienza di metrò dell’arte è soddisfacente ma il problema della frequenza delle corse esiste ed è vissuto come un limite dagli utenti. 

    Intanto il caso della metronapoli, con un cantiere cresciuto parallelamente alla realizzazione delle installazioni, rappresenta un primato, e già un’altra città italiana, Brescia, si è ispirata all’esperienza napoletana. Questo può contribuire a creare una città buona dal punto di vista economico dei trasporti e della cittadinanza? Oppure c’è dell’altro? Forse non possiamo pretendere che una città diventi vivibile grazie a una metropolitana dell’arte. Ma può essere un inizio. Una città che funziona riesce a essere resistente alle avversità e creativa nelle riposte, e insieme sostenibile. Napoli è tutto questo?

     

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