Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • a625b292-2ca1-4f41-ad43-44154074b19b_1200x499_0.5x0.5_1_cropLa politica di contenimento della spesa nel servizio sanitario nazionale ha avuto l’obiettivo di ridurre gli sprechi, tagliando le uscite e anche il numero dei presidi sul territorio.

    Una riforma di fatto, che ha portato a minori spese per più di 50 miliardi tra il 2011 e il 2015, e a soppressione di prestazioni ai cittadini. La prospettiva resta tale anche per il 2016, con 14,5 miliardi di tagli. Questo ci porta a chiederci quali siano i vantaggi per noi utenti della sanità, e se i minori sprechi abbiamo accresciuto l’efficienza e la qualità del servizio.

    A giudicare dai dati diffusi dal Tribunale del Malato gli sprechi sono dello stesso tipo e quantità di quelli pre-riforma. E ci sono ancora troppe persone tagliate fuori dal servizio sanitario nazionale. La differenza tra una regione e l’altra è la parte peggiore del problema; un’ingiustizia nei confronti degli ammalati, che spesso sono costretti a spostarsi da una regione all’altra per mancanza di servizi adeguati.

    Ci sono apparecchiature nuove che vengono abbandonate e lasciate invecchiare senza essere utilizzate, ci sono ricoveri allungati dalla carenza di personale disponibile per effettuare interventi chirurgici, e quindi alla fine lievitano anche i costi del recupero post-operatorio e dell’assistenza ai pazienti.

    Si cerca ancora di uniformare a livello nazionale i prezzi dei farmaci e presidi acquistati dalle strutture pubbliche, per avere una maggiore omogeneità di costi…insomma se ne parla da troppo tempo, ma sembra che il taglio lineare non possa funzionare così com’è, e che alimenti invece un ricorso alla sanità privata da parte dei cittadini, che non trovano risposte efficienti e tempestive nel pubblico.

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