Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • article_03b0f117b827396f64cdba0e398e610965723588Che fine ha fatto la lotta contro la mafia? Non occupa più i primi posti tra le notizie di cronaca. Questo cosa significa? I beni confiscati – secondo i dati aggiornati al dicembre 2015 – sono 27mila, tra immobili e aziende. Si trovano in maggioranza (90%) nella provincia di Palermo, il resto è distribuito tra Reggio Calabria, Napoli, Trapani e Roma.

    Dell’intero patrimonio confiscato solo la metà risulta assegnato dall’Agenzia Nazionale ai nuovi gestori – comuni, province, regioni, ministeri – il resto è ancora da indirizzare a progetti di recupero. Il problema è la carenza di risorse e personale qualificato negli organici dell’Agenzia Nazionale per i beni sequestrati e confiscati.

    Ci vorrebbero manager esperti per rimettere sul mercato aziende che ci stavano grazie a intimidazione ed economia in nero. Ma ci vorrebbero anche stanziamenti a disposizione delle amministrazioni locali, che subiscono i vincoli del patto di stabilità e spesso si trovano a dover abbandonare palazzi e aziende sequestrate alla mafia per mancanza di soldi.

    Insomma, l’antimafia che fine ha fatto? Le associazioni, che lavorano per ridare vita ai territori strappati alla criminalità organizzata, rischiano di subire infiltrazioni, o tentativi di contaminazione dal parte della politica. E anche su questo occorre vigilare. Gli imprenditori che non si potevano iscrivere a Confindustria siciliana se pagavano il pizzo – chi li controlla?

    La cronaca descrive una zona grigia sempre più frastagliata, e per questo difficile da individuare. Pr fare affari in Sicilia c’è chi usa l’antimafia come bandiera – e si riempie la bocca della tutela della legalità. Tutto va verificato, insomma. Senza pensare che l’antimafia abbia fallito, ma senza neppure dimenticare che la mafia si organizza, si muove e cerca di contaminare ogni ambiente.

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