Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • farmaci introvabiliUn ammalato affetto da morbo di  Parkinson va in farmacia, presenta la ricetta, e domanda il farmaco che il neurologo gli ha prescritto. Il farmacista dice che è esaurito –  al momento non è disponibile, lo deve ordinare. Poi il farmacista chiede al fornitore, ma il grossista ha il deposito vuoto, e quella medicina non si trova.

    L’ammalato si sposta in giro per la città, da una parte all’altra, chiede lo stesso farmaco, ma dovunque incontra lo stesso problema. Ecco, questa è la storia. Non capita tutti i giorni, ma capita in modo ricorrente da alcuni anni, per alcuni farmaci. Nessuno è disposto a prendersi la responsabilità, anzi tutti palleggiano tra loro la questione dell’indisponibilità dei farmaci introvabili. Cosa succede?

    Che a volte non si ordinano in tempo, a volte le scorte si esauriscono, a volte le industrie che producono le medicine le vendono in altri Paesi europei – questo in modo legale, consentito, e anzi favorito dal fatto che all’estero i prezzi sono diversi, e i ricavi pure. Si chiama esportazione parallela, è una pratica di mercato, che però non è esente da limiti, e infatti andrebbe regolata dal Ministero della Salute e dall’Agenzia Nazionale del Farmaco.

    Questo non avviene con sufficiente accuratezza e regolarità, altrimenti non ci sarebbero ammalati in cerca di medicine, anche fondamentali, ma non disponibili in modo costante. Si riuniscono tavoli, si scrivono protocolli, ciascuno dimostra di aver fatto almeno in parte il suo dovere…

    Ecco, andate a raccontarlo all’ammalato di Parkinson, che combatte coi suoi sintomi incontrollati…

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