Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • internationaljdDomani si festeggia in quasi duecento Paesi del mondo la Giornata Internazionale della musica Jazz, istituita qualche anno fa dall’Unesco, per tutelare un patrimonio delle cultura mondiale.

    Sì, perché il jazz unisce i popoli, è un linguaggio interculturale che favorisce il dialogo, ed è considerato quasi uno strumento della diplomazia.

    Non è così tutta la musica? In qualche misura questo è vero, ma il jazz è speciale.

    Come ha detto il trombettista Wynton Marsalis “il jazz è un’arte collettiva e un modo di vivere che allena alla democrazia”.  

    Non c’è niente di paragonabile allo scambio libero che avviene tra i musicisti quando suonano improvvisando, nei botta e risposta che nascono dall’ascolto reciproco, che si rivela oltre la comprensione superficiale, anzi può arrivare fino all’intuizione premonitrice di quello che l’altro ha in mente, prima ancora che lui stesso riesca a concepirlo. Si capisce dove si muovono le note e invece di contrapporsi ci si asseconda per una soddisfazione condivisa.

    Ora possiamo chiederci: questo dialogo rischia di perdersi? Se un’istituzione come l’Unesco decide di tutelarlo, vuol dire che il jazz è a rischio? Sicuramente il jazz oggi non è popolare come alcuni decenni fa. Ma suonare insieme gli standard jazz è un’arte che si propaga tra gli appassionati, uniti dall’amore per questo genere di musica, e vive nell’incontro tra le persone che la suonano con gioia. Per fortuna, tutto questo resiste, ed è più forte dello star-system.

     

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