Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • come-riconoscere-il-pesce-frescoIl pesce fa bene a tutti. I medici lo ripetono ossessivamente da anni, e noi ci proviamo a consumarlo, compatibilmente con le nostre abitudini cittadine…

    Sappiamo che è da preferire il pesce azzurro di piccola taglia, o quello che ha un ciclo di vita più breve, quindi minori possibilità di assorbire veleni e metalli pesanti.

    Ma intanto molti confondono i vari tipi di pesce, e troppi ancora si fermano alla solita accoppiata orata-spigola, ma soprattutto non è noto quanto si possa trovare in circolazione sui banchi del pesce.

    Per mantenere la freschezza e il bell’aspetto sono ammessi alcuni additivi, che però – quando non siamo in presenza di frodi – vanno indicati in etichetta. Si va dall’acqua ossigenata ai poifosfati – avete capito bene, quelli che evitiamo nella scelta del prosciutto,  servono a gonfiare il pesce e a farlo pesare di più  – e sulle paline esposte nei banchi di vendita vanno elencati sotto il nome “ingredienti”.

    In realtà, noi stessi consumatori poco esperti della materia ci rifiutiamo di pensare che il pesce possa essere arricchito con altre sostanze, e quindi contenga appunto degli “ingredienti”. Rifiutiamo proprio l’idea, e insieme rifiutiamo un odore forte, un aspetto non proprio appetitoso, e cerchiamo un alimento che ci faccia bene e sia anche “perfetto” esteticamente.

    Insomma ci manca la cultura, e non abbiamo molte fonti di informazione disinteressate. Occorre risalire agli istituti zooprofilattici e ai laboratori che fanno quotidianamente le analisi del prodotto – e in Italia per fortuna ce ne sono di alto livello – per conoscere le caratteristiche ottimali di un alimento delicato come il pesce. Ma si sa, studiando si impara…

     

  • Scrivi un commento

    Nota: La moderazion e dei commenti è attiva. Questo potrebbe ritardare la pubblicazione del commento.
  • Twitter

  • RSS

  • YouTube

  • Facebook

  • Podcast

  • Sondaggi

Calendario