Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • muretti a seccoLe cose belle sono lente, e spesso anche durature. Pensate all’agricoltura eroica, quella dei terrazzamenti. Il nostro paesaggio prevalentemente collinare è punteggiato di muretti a secco. In tutto il mondo l’Italia è nota per questi manufatti, e ora vengono a studiare da noi gli stranieri, per imparare le tecniche di costruzione.

    A Vernazza, nel cuore delle Cinque terre liguri, c’è una maestra di muratura a secco, Margherita Ermirio, che ha imparato da suo padre a costruire e ora tramanda la tradizione ai suoi allievi da tutto il mondo. L’idea è nata all’indomani dell’alluvione che ha devastato la Liguria, e ha prodotto una risposta efficace.

    Certo, è una piccola realtà, ma importante. Perché i muretti filtrano l’acqua, e aiutano a sviluppare l’agricoltura, che rinforza il suolo e lo rende più resistente alle inondazioni, e al fuoco. Guardate cosa è successo una settimana fa a Pantelleria. Il terribile incendio che ha distrutto seicento ettari di bosco, ha solo lambito vigneti e piante di capperi, perché le terre coltivate sono state più forti delle fiamme. Le pietre nere trattengono calore e acqua e poi li rilasciano di notte. Le colture non si seccano, rimangono idratate e concentrano l’essenza dei frutti…

    Insomma, non c’è niente di romantico nell’antica sapienza dei costruttori di muretti a secco, anzi, c’è la conferma di una tecnologia che non è stata ancora superata, e infatti viene studiata da ingegneri e agronomi, e arricchita coi mezzi moderni di costruzione, per mettere al sicuro le coltivazioni di domani.

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