Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • DSCF6755Si può vivere dentro un’opera d’arte? Sicuramente sì, vi risponderebbero gli abitanti del MAAM, il Museo dell’Altro e dell’Altrove sulla via Prenestina a Roma. Sono duecento persone da tutto il mondo, ci sono italiani e marocchini, rom e peruviani, tutti insieme dal 2009 – quando hanno occupato lo spazio abbandonato dell’ex salumificio Fiorucci, di fatto un mattatoio con fabbrica annessa, e l’hanno trasformato in Metropoliz, la città meticcia.

    Ora, Roma non è nuova a esperienze di musei che nascono nei macelli, è già avvenuto a Testaccio, ma il MAAM è il primo museo abitato del Pianeta Terra, anzi della Luna, come direbbe il curatore artistico, l’antropologo Giorgio De Finis che ha scoperto l’occupazione del movimento dei Blocchi Precari Metropolitani e insieme agli abitanti si è messo a sognare di portare idealmente l’esperienza del Metropoliz “sulla luna”, costruendo un razzo nello spazio dell’ex fabbrica.

    Scienziati e artisti sono entrati nella città meticcia e l’hanno arricchita con il loro contributo, lavorando insieme agli abitanti. Così l’arte è diventata una forma di resistenza, e di protezione contro il rischio di sgombero – che pure incombe – le opere sono state realizzate a spese degli artisti e donate agli abitanti, che una volta alla settimana – il sabato – aprono le porte ai visitatori.

    Oggi il MAAM è il terzo museo di arte contemporanea di Roma, che vive senza contributi pubblici, ed è insieme un laboratorio di convivenza, e si apre al quartiere di estrema periferia, al limite del Grande Raccordo Anulare, che gli sta intorno. E’ un caso unico che si vuole proporre come nucleo di resistenza e contaminazione per una società nuova – e il propellente del razzo simbolico, decollato verso l’Altrove nel 2011, non sembra si sia esaurito….

     

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