Fuori Tg - Fuori pagina

di Maria Rosaria De Medici

  • processiE’ un fatto che i tempi della giustizia si dilatano lungo mesi e anni, e che le notizie di udienze e rinvii si mescolano con quelle di condanne e assoluzioni, e poi di revisioni, sentenze d’appello che ribaltano quelle del primo grado, e così via fino alla Cassazione.

    Ed è un fatto che l’interesse dei contemporanei è più concentrato sull’immediato, sul clamore degli arresti, e meno sullo sviluppo dell’intera vicenda. Ma per questo sarebbe necessaria la mediazione dei resoconti della cronaca giudiziaria. E invece? Troppo spesso non c’è posto per queste storie…

    Alcune vicende di mafia hanno riflessi lunghissimi, e arrivano fino ai giorni nostri, risalendo indietro all’inizio degli anni ’90. Altre storie, come quella della terra dei fuochi, l’avvelenamento dei suoli campani, rischiano di passare alla storia come vicende giudiziarie sepolte dalla prescrizione.

    Milioni di processi finiscono così in Italia, forse sarebbe diverso se l’attenzione dei mezzi di informazione non sfocasse nel tempo… Alla fine si trasmette la sensazione che la legge non sia abbastanza uguale. Dipende dagli interessi coinvolti? Forse sì. La dimenticanza sposa questi interessi. Si sa molto poco di mafia capitale, o della ‘ndrangheta in Emilia, e anche se  alcuni giornalisti seguono questi processi, poi non vanno in pagina che smunti trafiletti. Però succede che i ragazzi delle associazioni antimafia si presentino in aula, e che gli avvocati degli imputati protestino per il “disturbo”. Quello che si vuol coprire dovrebbe sempre essere una notizia…

     

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